Comincia per tutti noi la famosa - o famigerata? - fase 2. Ma ben poco cambierà nelle nostre vite, e ancora meno in quelle dei nostri figli: saranno circa 10 milioni i bambini costretti a stare in casa, ancora chissà per quanto. E' proprio ai bambini, costretti a stare lontani dalla scuola e dai loro coetanei, che vogliamo esser vicini, in questi giorni di ripartenza. Mesogea riapre i battenti (che non ha mai davvero chiuso) e ai piccoli lettori dedica un'iniziativa speciale. "Che succede? Piccole storie che scappano di casa" è il nome di un'avventura in quattro puntate, che vedrà protagonisti proprio i più piccoli.

Tutto nasce dall'iniziativa di Flora Farina, che ricorderete per essere l'autrice di "Lina e il canto del mare", il bellissimo romanzo pubblicato nella collana Mesogea Ragazzi. Flora si è chiesta cosa provino i bambini quando sono costretti ad isolarsi dal loro mondo: quali pensieri, quali paure, quali emozioni li animino. Per provare a darsi una risposta, è tornata a lavorare con Laura Riccioli, artista e illustratrice di "Lina": insieme hanno realizzato una serie di narrazioni in video che - con le animazioni di Olga Gurgone - prova a interpretare le sensazioni dei bambini in questo difficile momento storico.

Protagonista della serie sarà una famiglia come tante, vista attraverso gli occhi dei tre fratelli che ne fanno parte e della loro gatta Minù. «Lo scopo - spiega Flora - non è l'intrattenimento, di cui il web è pieno, ma trovare un'occasione di riflessione da parte dei piccoli (e anche dei grandi) a partire dalla semplice domanda "che succede?". Dopo aver ascoltato i pensieri di una famiglia come tante in una casa come tante, chissà, forse verrà naturale chiedersi "E a noi cosa succede? Proviamo a raccontarcelo?". A volte porsi delle domande ci fa sentire più vicini e più forti, pronti ad affrontare insieme qualsiasi difficoltà.»

Ogni puntata della serie verrà diffusa sui canali social di Mesogea e su questo sito web, nelle giornate di venerdì 8, lunedì 11, mercoledì 13 e venerdì 15 maggio.

Se vorranno, i piccoli ascoltatori potranno mandarci un audio alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. attraverso cui raccontare i loro pensieri, i loro giochi o le loro storie preferite di questi mesi, quello che li rende felici o tristi, quello che vorrebbero fare una volta liberi tutti. Noi saremo felici e onorati di ascoltarli, raccoglierli in una sezione dedicata del nostro sito www.mesogea.it e diffonderli via social.

 

Sarebbe una magnifica stravaganza/di scavalcare tutti insieme i tempi brutti/in un allegro finale: FELICI TUTTI!/Forse, il primo segreto essenziale/della felicità si potrebbe ancora ritrovare./L’importante sarebbe di rimettersi a cercare.”

(da Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante)

 

Un ringraziamento particolare va ai figli di Flora e di Laura, Enrico e Margherita Petruccioli e Luna Cicchinelli, che costretti a casa e con le scuole chiuse, si sono ritrovati coinvolti nell’idea e hanno generosamente prestato la loro voce e la loro arte.

 

Ecco tutte le puntate della serie

 

1° puntata

 

Il testo della prima puntata: Una mattina ci siamo svegliati, avevamo ancora gli occhi cisposi. «Chi parla senza abbassare la voce? E perché hanno già acceso la luce?» Ci siamo chiesti sorpresi e assonnati. Dentro la cameretta arrivavano come tuoni/ tanti e tanti suoni: c’era la voce di mamma e di papà, quella della radio e della tv, ma/ non erano uguali a ogni mattina, non avevano la solita fretta, però parlavano in continuazione. «Qualcuno ci pensa alla colazione?» ci ha detto mio fratello, piccolo, rompiscatole e brontolone. Ma stavolta aveva ragione, dal brontolio nella pancia, tutti e tre abbiamo capito che nessuno ci aveva avvertito e l’ora di andare a scuola era passata: «Ah! mamma e papà non ci hanno svegliati, sono forse impazziti?» salta su e dice mia sorella grande, perfetta strillona e pure musona. La faccenda era proprio strana: perché nessuno si precipitava nella stanza con il solito «Sveglia! Oh, dormiglioni, muovetevi un po’!». Sembrava che di noi tre si fossero scordati. Nessuno ci sgridava, nessuno ci rincorreva con la merenda o coi libri da mettere in cartella. La situazione era quasi bella. Radio e tv non stavano sui soliti canali, gridavano forti le voci dei telegiornali, non c’erano quelle allegre dei cartoni, non c’erano nemmeno le canzoni. Dobbiamo proprio aver dormito tanto se il sole là fuori è così alto, più alto di quando ogni mattina mettiamo il naso fuori dalla porta e salutiamo Minù che sbadiglia e sta dentro casa accoccolata sul sofà. Minù è la nostra gatta nera, che mi passeggia sulla schiena quando vado a letto di sera. Insomma era tutto molto strano, allora abbiamo cercato di capire e senza farci troppo vedere abbiamo cominciato a indagare. Ma subito il brontolone s’è messo a frignare, io non so perché ho pensato che stavolta, in questa nuova vita, nessuno ci avrebbe salvato. Ma per fortuna arriva mamma, e fa pure un sorriso. Io sospiro di sollievo guardando la musona: «Forse oggi è domenica» le dico «e noi ce lo siamo dimenticato»?

 

 

2° puntata

 

 

Il testo della seconda puntata: In pigiama. Io resto in pigiama. Quante volte ve lo devo dire? Voglio vedere adesso che pensate di fare. Ma voi vi siete guardati? I vestiti a metà, la camicia spiegazzata e la gonna macchiata, sempre lo stesso pantalone e quei capelli che sembra ci sia passato un ciclone. Invece io mi devo vestire, sennò mi sgridate e tirate fuori quella voce che mi viene la rima solo con feroce fredda e distaccata che fa venire voglia di darvi una mazzata. Se però poi piango, vi vedo impauriti, con la faccia che dice “oddio, e adesso cosa posso fare io?” Io proprio non capisco che c’entrate voi col mio pianto, col mio pigiama, con la mia voglia di stare lontana. Prima era vietata, adesso mi fate mangiare più cioccolata, così piango pure perché mi vedo ingrassata. Allora mi portate fuori in balcone per fare ginnastica prima di colazione. A me non mi piace il balcone Si vede troppa gente, troppe persone, passeggiano sui terrazzi, me le ritrovo pure sui tetti, fanno finta di niente e mantengono lo sguardo distante. La prima volta, oddio che paura, c’era una signora che correva con la tuta nera; la seconda invece, non sapete che risate, ho notato il vecchietto del terzo piano che zompettava e salutava con la mano; la terza ho guardato annoiata due bambini che giocavano a palla; la quarta, ho incrociato lo sguardo di una tipa che stava lì e non sapeva che fare dopo che mi ha visto ha allargato le braccia e si è messa a respirare; la quinta volta... non ci ho fatto più caso mi sono abituata a vedervi sui tetti ma io li rivorrei vuoti, andare sui tetti lo facevano in pochi. Ci andavano i gatti e pochi altri. Adesso stiamo tutti da quelle parti. La scuola poi, hai visto com’è? Adesso è lei che viene da me e quando smette di parlare io chiudo la porta ma ho sempre paura che nel computer, sia rimasto intrappolato, un professore sperduto. Voglio stare da sola, come ve lo devo dire? solo per un po’, di tanto in tanto, e non nascondere la faccia dopo che ho pianto.

 

3° puntata 

 

 

 

Il testo della terza puntata: Un rimbombo, un tuono, un rombo, un ringhio di cane cattivo, un grido di pipistrello feroce. Un rimbombo, un tuono, un rombo, un quadrato, un trapezio, un cerchio, triangoli troppo appuntiti, cubi per niente colorati. Che brutto sogno, dura troppo! Perché non mi sveglio?Magari casco giù dal letto. Mamma perché non viene? E  papà, che sta sempre pronto di là? Che occhi pesanti, non riesco ad aprirli... Un rimbombo, un tuono, un rombo, un ringhio di cane cattivo e sempre  quel grido di pipistrello, tra poco strillo, tra poco strilloooo! Ma poi ce la faccio, mi sveglio: casa è sempre casa, il letto è sempre letto, mio fratello come un tricheco russa, mia sorella coi denti struscia. Mi sa che chiamo mamma, e magari pure papà. Ma sì, tutt’e due: un bacetto di qua e uno di là. Solo al pensiero mi si chiudono gli occhi, abbraccio l’orso Taddeo ... Ma subito una finestra sbatte, su e giù passi pesanti chi si sposta indietro e davanti? Parole a precipizio, sussurri confusi. Non mi possono sentire, se continuano a litigare. E se litigano troppo? Stavolta non possono uscire a prendere il solito caffè, fare due passi e stare ognuno per sé ... Una volta, dopo un urlaccio o un mezzo pianto, uno dei due poteva dire: «esco un po'» mentre l'altro restava, ci guardava, «Succede ai grandi ogni tanto» ci diceva. E ora invece, come sarà? Nella casa, col silenzio di fuori, adesso si nascondono più rumori, scricchiolano porte, cigolano letti... Saranno capaci di stare zitti o continueranno a strillare perché non sanno dove andare?Questa casa è troppo piena di silenzio e strilli, fanno paura pure ai miei coccodrilli! Se poi non la smettono, «Ciao, me ne vado. Esco un po’» sulla porta dirò. Così apro la porta,  non prendo caffè, non faccio un giretto, me ne sto sulle scale e aspetto. Aspetto la mia macchina gigante, quella con le ruote fatte ad aliante, salto su e voliamo lontano lontano finché torna il silenzio buono, quello del bacio di mamma e papà: uno di qua e uno di là.

 

4° puntata

 

 

Il testo della quarta puntata: Ehi, mi sentite? C’è nessuno per strada? C’è qualcuno che passa? Che possa dar retta a una povera gatta? Miao... miaoooo! Possibile che nessuno mi senta? Amici gatti, amici cani, amici tutti, anche umani! C’è ancora vita nelle strade qui fuori? Qualcuno mi aiuti! I miei padroni sono impazziti, non si muovono di casa, mi stanno sempre tra le zampe, non vanno più via, io, ve lo dico, tra poco chiamo la polizia! La situazione è grave, qui fuori è il deserto e dentro, lo ammetto, c’è un grande sconcerto. All’inizio mi sembrava bello averli tutti a casa a qualsiasi ora, non c’ero abituata e devo dire me la sono goduta. Sapeste che carezze e nella ciotola... che prelibatezze! Ma poi… tutt’a un tratto è finito lo spazio se lo sono accaparrato, egoisti come sempre neanche un po’ me ne hanno lasciato. La casa s’è fatta strana non era più la solita tana. Tutti presenti, troppo affollata ma notte e giorno nemmeno una risata, gli umani padroni facevano i capricci, lanciavano urlacci, tutto il giorno attaccati a quegli aggeggi che fanno entrare, forse da fuori, voci, immagini e rumori. Computer, connessione, collegamenti, li chiamano così, tutti sapienti. Poi ci si piazzano davanti fin da colazione e non c’è più nemmeno un tavolo a disposizione. Parlano in fretta a tutti quei cosi e quando finiscono sono nervosi, chi sbatte la porta, chi si butta sul letto chi legge sul canapé e così pure quelli li tolgono a me… Certe volte ho proprio paura: mi sembra di vedere, nella luce incerta della sera uno strano mostro, tutto fili penzolanti con la testa scura di dietro e davanti. Ecco, lo vedo è lì, mi fissa con occhi da matto. Decido, con coraggio di andare all’arrembaggio. Perciò salto, m’aggrappo alla spalla, lancio un miao che lo lascia impaurito, ne approfitto e gli mordo un dito, con gli artigli mi appendo al maglione che strano, è uguale uguale a quello del mio umano padrone. Grida a più non posso, evviva evviva, la vittoria è a un passo. Questa voce però la conosco è quella dell’umano più grande il mostro gliel’ha rubata come i vestiti e l’ha lasciato in mutande. Allora artiglio, artiglio mordo e mordo, mi butto a capofitto, di certo stavolta ne uscirà sconfitto... Stanca della battaglia, sto per andare a riposare, ma toh, chi si vede, il mio umano padrone con l’aria di uno che non sa chi è forse ha pure più paura di me. «Devi stare tranquillo» gli dico e mi struscio «se non ce la fai ci penso io a tenerti fuori dai guai» Voi in cambio potreste finirla di stare coi mostri in complotto e sgomberare dal salotto. Piano piano ce la farete forse uguali a prima tornerete, meglio sarebbe se un tantino migliori, meno invadenti, meno invasori. Meno potenti e perfetti, più simili, insomma a noi gatti.

 


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