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Minnena. L'Egitto, l'Europa e la ricerca dopo l'assassinio di Giulio Regeni

A cura di Lorenzo Casini, Daniela Melfa, Paul Starkey

 

«ogni parola di questo lavoro è dedicata a tutti coloro che in Egitto e fuori dall'Egitto hanno sofferto e continuano a soffrire la violenza del regime»

 

Con l’intento di andare al di là delle verità semplici e alla mano circolate sulla realtà egiziana dopo l’assassinio di Giulio Regeni, alcune delle principali società di studio europee sull’Africa e il Medio Oriente (Sesamo, Brismes, Asai) prendono la parola per condividere con un pubblico ampio analisi frutto di anni di ricerca. Minnena in dialetto egiziano vuol dire «da parte nostra», ma anche «parte di noi» a sottolineare l’intensità del rapporto, anche umano, che i ricercatori intessono con le società e le persone di cui si occupano. I loro contributi appassionati e rigorosi, prendono in esame la situazione egiziana nella fase di effervescenza rivoluzionaria e di successiva repressione. Il focus si allarga, quindi, all’Europa per analizzare criticamente i rapporti italo-egiziani e la rappresentazione mediatica del caso Regeni in Gran Bretagna e Italia.

 

 

A FEBBRAIO IN LIBRERIA

 

 

 

«La poesia pensa all’interno della poesia, il pensiero invita a pensarvi attorno», così scriveva Edmond Jabès, e Racconto è un poemetto particolarmente emblematico del suo stile letterario e della sua maniera di argomentare, di ‘raccontare’ temi filosofici in forma di dialogo poetico. Ne sono protagonisti Il  e il suo femminile  Île (esito di un gioco ‘grammaticale’ nel francese originale del testo, in cui questo femminile ‘inventato’ corrisponde alla parola  isola  e al suo universo). Qui Jabès - attraverso la metafora del rapporto tra oceano e isola, acqua e terra, stabilità e frattura – esplora ancora una volta con profonda acutezza il rapporto fra Io e Tutto, la geografia interiore e le contraddizioni di questo ‘io’. Fa seguito, nello stesso volume, la Lettera a M.C., prosa poetica strettamente legata agli stessi temi, dove si ritrovano passo e respiro delle riflessioni che informano gli scritti più noti di questo grande pensatore del Novecento. Una preziosa testimonianza di poesia e filosofia mediterranea.

 

A FEBBRAIO IN LIBRERIA

 

 

 

«Alle proprie fonti autobiografiche ci si può rivolgere in molti modi diversi. Qui le ho rivisitate alla luce di un avverbio: intanto. Un avverbio che è anche una congiunzione e che spinge a prendere atto del fatto che nella vita siamo connessi ad altri»

 

Scrive così Paolo Jedlowski – sociologo particolarmente attento alle forme e all’esperienza della narrazione – muovendosi in questo suo nuovo libro entro lo spazio ibrido di una scrittura che non osserva rigidamente le regole di un’autobiografia e neppure quelle di un saggio. Un libro in cui il racconto del vissuto e le riflessioni che suscita all’autore si scambiano continuamente il passo e, grazie a quell’avverbio, intanto, attraversano Storia e storie, incontrano generazioni e luoghi dell’Italia dagli anni Sessanta a oggi.

 

Paolo Jedlowski (Milano 1952) è uno dei più noti sociologi italiani. È autore di diversi volumi sulla memoria collettiva e sull’esperienza nella contemporaneità. Tra i quali: Il sapere dell'esperienza (Il Saggiatore 1994, Carocci 2008); Il mondo in questione. Introduzione alla storia del pensiero sociologico (Carocci 1998 e 2009);
Storie comuni. La narrazione nella vita quotidiana (Bruno Mondadori 2000); Un giorno dopo l’altro. La vita quotidiana fra
esperienza e routine (Il Mulino, 2005); Il racconto come dimora. Heimat e le memorie d’Europa (Bollati Boringhieri, 2009); Intenzioni di memoria. Sfera pubblica e
memoria autocritica (Mimesis, 2016); Memorie del futuro. Un percorso tra sociologia e studi culturali (Carocci, 2017).

 

A MARZO IN LIBRERIA

«Stavamo sempre a guardar fuori. Spesso ci lasciavamo infasciare dalla nebbia e dai sospiri  dei  campi che risalivano a ondate fin sotto le nostre finestre che proprio per quello lasciavamo aperte anche d’inverno. In aula non si  vedeva più nulla. Sparivamo tutti.»

Un ritratto impietoso e scanzonato dell’istruzione di massa e della società italiana

 

Sul libro: Romanzo tragicomico che racconta in prima persona la storia del primo anno d’insegnamento di un giovane supplente di Lettere con qualche ambizione artistica e della scuola di campagna dove è approdato. I personaggi che lo animano si muovono sulla pagina non come figure ma come  presenze in carne e ossa: tutti inadeguati, consumati, a volte evanescenti, popolano un mondo rimasto sullo sfondo della modernità, come il bidello-scrittore Celestino (che possiede il dono dello  svedere), il professor Sciarra (misogino e intrattabile), la vicepreside (anzi, Arcipreside), gli insegnanti ibernati e i genitori rinunciatari. Tutti assenti. Un anno di scuola in campagna con la sua scrittura scanzonata e fortemente umoristica, è stato segnalato alla XXXI edizione del Premio Calvino, «per il  notevole talento linguistico e per l’acuta intelligenza con cui si tratteggia un disilluso quadro dell’odierna istruzione di massa e, sotto traccia, della società italiana nel suo insieme».

 

A NOVEMBRE IN LIBRERIA

 

 

 

 

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