«Alle proprie fonti autobiografiche ci si può rivolgere in molti modi diversi. Qui le ho rivisitate alla luce di un avverbio: intanto. Un avverbio che è anche una congiunzione e che spinge a prendere atto del fatto che nella vita siamo connessi ad altri»

 

Scrive così Paolo Jedlowski – sociologo particolarmente attento alle forme e all’esperienza della narrazione – muovendosi in questo suo nuovo libro entro lo spazio ibrido di una scrittura che non osserva rigidamente le regole di un’autobiografia e neppure quelle di un saggio. Un libro in cui il racconto del vissuto e le riflessioni che suscita all’autore si scambiano continuamente il passo e, grazie a quell’avverbio, intanto, attraversano Storia e storie, incontrano generazioni e luoghi dell’Italia dagli anni Sessanta a oggi.

 

Paolo Jedlowski (Milano 1952) è uno dei più noti sociologi italiani. È autore di diversi volumi sulla memoria collettiva e sull’esperienza nella contemporaneità. Tra i quali: Il sapere dell'esperienza (Il Saggiatore 1994, Carocci 2008); Il mondo in questione. Introduzione alla storia del pensiero sociologico (Carocci 1998 e 2009);
Storie comuni. La narrazione nella vita quotidiana (Bruno Mondadori 2000); Un giorno dopo l’altro. La vita quotidiana fra
esperienza e routine (Il Mulino, 2005); Il racconto come dimora. Heimat e le memorie d’Europa (Bollati Boringhieri, 2009); Intenzioni di memoria. Sfera pubblica e
memoria autocritica (Mimesis, 2016); Memorie del futuro. Un percorso tra sociologia e studi culturali (Carocci, 2017).

 

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