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Jean Grenier, il maestro di Camus PDF Stampa E-mail
Erano gli anni tra il 1930 e il 1932 quando Jean Grenier, docente di filosofia al liceo di Algeri, conobbe Albert Camus, allora suo allievo. Il giovane allievo e il suo insegnante, filosofo, scrittore, critico d’arte, già autore di Gallimard, furono protagonisti di un dialogo affettivo e intellettuale sul concetto di appartenenza e unità di pensiero del Mediterraneo, che durò per tutta la vita.
Non è un caso se nel 1957, quando Camus si recò a Stoccolma per ricevere il Nobel per la letteratura, ebbe parole di ringraziamento per tre persone: la madre, il maestro di scuola e, appunto, Jean Grenier che, più di tutti, lo incoraggiò a proseguire gli studi per riscattarsi dalla sofferenza e dalla miseria che ne avevano afflitto l’infanzia e la giovinezza.
È leggendo Isole di Grenier, come lui stesso scriverà nella prefazione all’edizione del 1957, che Camus viene ‘iniziato’ alla cultura, scoprendo nelle pieghe di quelle pagine, attraverso il procedere della coscienza e della sensibilità umane dentro (e contro) un ordine della natura che sembra non lasciare via d’uscita, la dimensione filosofica della letteratura: «Niente è veramente detto in questo libro. Tutto è suggerito, con una forza e una delicatezza impareggiabili».
Jean Grenier nasce a Parigi nel 1868, ma trascorre infanzia e adolescenza in Bretagna dove frequenta il liceo, prima di tornare a Parigi per proseguire gli studi.
Ancora giovanissimo assume i primi incarichi d’insegnamento, e alla fine degli anni Venti, viaggia in Europa (Austria, Italia, Grecia, Spagna, Inghilterra), pubblica i primi saggi, collabora con editori e riviste letterarie, tiene conferenze in Olanda, Polonia, Cecoslovacchia, Turchia, Grecia. Entra in contatto e stringe relazioni con intellettuali come Louis Gouillox, Max Jacob, Daniel Halévy, André Malraux. Nel 1930 gli viene assegnata la cattedra di filosofia al liceo di Algeri dove resterà fino al 1938.
Grenier insiste ogni volta che ne abbia occasione, sull’involontarietà della sua influenza, si considera troppo chiuso per poter pretendere di far da guida ad altri: «scrivere è mettere ordine nelle proprie ossessioni». Ma i dialoghi che intrattiene con i suoi studenti, i temi che suggerisce, i libri e gli articoli che scrive fanno da «catalizzatori» del talento di quei giovani.
Non è difficile riconoscervi l’intensa frequentazione dei classici greci e latini, del pensiero platonico e di quello stoico ed epicureo, dei grandi saggisti francesi da Montaigne a Chateubriand, e ancora di Rousseau, Kierkegaard, Schopenauer, Nietzsche e di Lequier, di cui curerà le opere.
«Il sole e il mare, avevo diritto di parlarne» scrive Grenier, «io che ho trascorso la mia infanzia tra le brume e vicino a un Oceano tanto differente dal Mediterraneo da esserne antagonista? Ma se ne avevo tanto bisogno, come l’anima ha bisogno di un corpo, questo bisogno non poteva far nascere un legame con qualcuno che possedesse questa felicità senza sapere di desiderarla, mentre io la desideravo senza averla?»
Di Jean Grenier, Mesogea ha pubblicato – per la prima volta in italiano – Isole (2003), Ispirazioni mediterranee (2003) e Albert Camus, ricordi (2005).


 




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