| "Il figlio del povero" Nell'Algeria dell'epoca coloniale |
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Mouloud Feraoun nasce nel 1913 a Tizi Hibel, in alta Cabilia. La complessità di questa figura di uomo e letterato è racchiusa tutta qui. Lui, discendente di un'umile famiglia cabila, vissuto nel pieno della Guerra d'Algeria, è uno dei padri fondatori della letteratura algerina contemporanea. Come possono conciliarsi l’identità cabila con la cultura francese e il desiderio di indipendenza?... L’utilizzo del francese da parte di Feraoun, lungi dall'essere un atto di sottomissione, è un modo per stabilire un dialogo con l'occupante e per affermarsi.
La sua attività di insegnante e funzionario civile è volta al lavoro di alfabetizzazione e di azione sociale verso le categorie più svantaggiate, afflitte dalle ingiustizie che si consumano quotidianamente nella regione d'origine. Il suo lavoro di scrittore, in cui sempre lo sosterrà la stima di Emmanuel Roblès, si snoda e dialoga con quello dell'ultimo Camus, di Mouloud Mammeri, Mohammed Dib, Kateb Yacine, Assia Djebar, Taos Amrouche. Terra e sangue, il titolo che mesogea ha scelto per il debutto di Feraoun nella nostra lingua, affronta i temi profondi dell'emigrazione, già conosciuta attraverso l’esperienza del padre, e del senso di appartenenza. Amer torna alla sua terra d'origine dopo aver cercato 'fortuna' in Francia dove ha sposato Marie, una giovane parigina che lasciatasi alle spalle la città, tenterà a sua volta la dura strada dell'integrazione. La terra e il sangue rappresentano gli estremi dell'ambivalenza delle passioni che legano gli uomini tra loro e ai luoghi in cui vivono. Nel romanzo d'esordio Il figlio del povero, apertamente autobiografico (secondo, in ordine di uscita per il pubblico italiano) Feraoun racconta l'infanzia e l'adolescenza nel villaggio d'origine e ci consegna un affresco della società berbera rivelando, attraverso le vicissitudini della sua famiglia, la vita segreta, gli usi e i costumi di tutto un popolo. In queste pagine l'autore torna con insistenza su un concetto fondamentale del suo pensiero, l'importanza della scolarizzazione, in contrasto con la miseria della sua famiglia, da cui possiamo trarre un monito per i giovani lettori: studiare, e duramente, consente di avere successo nella vita. La sua condanna del sistema coloniale, cui inzialmente tenta di riconoscere qualche merito senza tuttavia mai allinearvisi, cresce nel corso del tempo. Muore assassinato per mano dell'Oas assieme a cinque colleghi, quattro giorni prima dell'entrata in vigore del cessate-il-fuoco. È il 15 marzo 1962. |





