LA GRANDE
Illimite Peloro
Illimite Peloro
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Illimite Peloro
Numero di pagine: 192
Isbn: 978-88-469-2001-0 Dimensione: cm 15.5 x 21 |
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€18.60
€15.81
Risparmi: 15.00% |
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(Anno di pubblicazione 1999)
Un'indagine multidisciplinare per ricomporre la conoscenza di un'origine geostorica e mitologica: l'origine della Sicilia è la Cariddi horcyniana. A interpretate il codice di approccio a quella ragione politico-mitologica, ma anche geostorica, dello Stretto di Messina sono stati pochi intellettuali tra cui, ultimo, Stefano D'Arrigo, e, dal Cinquecento al Settecento, alcune opere di scultura ed architettura da dove, inascoltato, venne lanciato un messaggio che rinsaldava nell'origine tettonica il futuro di una città, un tempo metropoli del Mediterraneo. Un libro ricco di scoperte e suggestioni che aldilà della terra da cui trae ispirazione, si apre alla riflessione contemporanea sul tema del 'confine'.
Di solito viene spedito in: La Sicilia, 12 febbraio 2000, Presentato «Illimite Peloro»
Storia dello Stretto tra mito e geografia nel volume di Aricò Un'affascinante indagine geo-mitologica-architettonica per rileggere uno dei luoghi più suggestivi del
Mediterraneo, lo Stretto di Messina... un prorompente richiamo alla memoria geostorica della nostra terra per riappropriarci delle nostre
origini...
È quanto vuole essere Illimite Peloro, l'ultimo saggio di Nicola Aricò, presentato sabato scorso al Monte
di Pietà, alla presenza dei relatori Caterina resta, Claudia Conforti e Vincenzo Consolo per i tipi «Mesogea», la nuova avventura editoriale che
nel Mediterraneo intende navigare per conoscere e dar voce alle molteplici identità di un mosaico di culture, di storie, di saperi spesso
reciprocamente ignorati o rimossi.
Lo Stretto, che rappresenta, come dice Consolo, la metafora dell'esistenza, è il passaggio prodigioso dove la
tragedia è in agguato giacché esso nasce con la tragedia stessa.
Fu originato, racconta la leggenda, dal terribile urto del tridente del dio Poseidone e cioè, secondo le tremende
leggi naturali, da un evento sismico mostruoso che separò le due sponde, la sicula e la calabra.
un luogo segnato, dunque, ab origine, da un drammatico fato.Qui si scontrano le correnti dei due mari Jonio e Tirrenico qui la terra sembra non aver mai pace... scossa com'è
da continui sommovimenti più o meno catastrofici.
E attorno a tali luoghi perigliosi, a questo braccio di mare, breve, a pensarci bene per dimensioni, l'inesausta
fantasia delle genti antiche e dei più grandi poeti di tutti i tempi ha disegnato una geografia mitologica che, ancor oggi, costituisce l'unica
chiave di lettura per restituire a questa realtà territoriale un'identità che, ahinoi, non si riconosce più.
La storia della Sicilia, di Messina, comincia da Peloro, da un non limite che con «Scill'e Cariddi», secondo la
dizione di Stefano D'Arrigo in quel suo potente romanzo marino che è Horcynus Orca, costituisce un sistema terracqueo assolutamente
inscindibile.
Da quest'immagine geostorica che strappa Capo Peloro alla terraferma, sembrano prendere consistenza le intuizioni
filosofiche, cartografiche, artistiche, più affascinanti...
Esistono, per esempio, afferma Aricò, episodi architettonici che possono consuonare con l'appartenenza di questa
continuità terracquea.
Se Iacopo Del Duca è l'autore documentato del Teatro Marittimo, meglio conosciuto come Palazzata, la Fontana del
Montorsoli con il possente Poseidone, posta di fronte ad essa, ne era l'ideale complemento, entrambi esempi di «sentire» artistico fortemente
allegorico che individuavano nell'illimite e nello stretto dialogo col mare la personalità più vera della città.
E, nel '700, il tentativo utopico di riunire due episodi dell'illimite architettonico originati dal mare di
Poseidon, per commentare la propria appartenenza al Peloro, sarà ridestato dal giovane Juvarra col suo favoloso progetto di continuare il teatro
Marittimo fino a grotte e da qui, dopo una pausa morfologica, sino a Capo Peloro.
Patrizia Danzè |
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