Mouloud Feraoun   

Il figlio del povero

traduzione di Caterina Pastura

13,21 

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Descrizione

Il figlio del povero, romanzo d’esordio di Mouloud Feraoun, è il punto di riferimento di una generazione di scrittori che, negli anni Cinquanta del secolo scorso, passando attraverso il travaglio della lotta per l’indipendenza, hanno dato vita alla letteratura algerina contemporanea. Scritto in francese, «negli anni cupi della guerra, alla luce di una lampada a petrolio», il romanzo, apertamente autobiografico – come già rivela il nome del protagonista, Fouroulou Menrad, anagramma di quello dell’autore – racconta l’infanzia e l’adolescenza, vissute in un villaggio tra le alture della Cabilia, del figlio di un contadino-emigrante che, grazie all’istruzione, riesce ad affrancarsi dal destino d’ignoranza e miseria della famiglia e di quasi tutti i coetanei. Fedele a quell’ispirazione etica e poetica che gli fa dire «per me il romanzo è lo strumento più completo che abbiamo a disposizione per comunicare con il prossimo» o, ancora, che «lo scrittore non ha il diritto di parlare degli uomini alla leggera», Feraoun, proprio a partire da questo libro, dichiara di voler «provare a tradurre l’anima cabila». E lo fa, con la lingua semplice e diretta, esperta e ingenua a un tempo, immediata e accorta, del suo peculiare realismo. Con sobria umiltà e ostinata umanità.

 

«Vai ad Algeri» gli disse. «Laggiù sarete in tanti. Ne sceglieranno solo qualcuno. E la scelta la fa sempre il caso. Vai ad Algeri come i tuoi compagni. Noi, lassù, aspetteremo. Se fallisci, tornerai a casa. Non ti scordare che ti vogliamo bene. E poi, la tua istruzione, non te la possono prendere più, no? È tua».

Informazioni aggiuntive

formato

12×16.5

pagine

176

pubblicazione

2008

collana

La piccola 48

l'autore

Mouloud Fearaoun nasce l’8 marzo 1913 a Tizi Hibel, in Alta Cabilia. Insegnante e funzionario scolastico, vive con impegno civile, che pagherà in prima persona, l’esperienza della Guerra d’Algeria e delle ingiustizie che si consumano nella sua regione d’origine. Il suo lavoro di scrittore è parallelo e in dialogo con quello di A. Camus, M. Mammeri, M. Dib, Y. Kateb, M. Ouari, A. Djebar, T. Amrouche. Riconosciuto come uno dei padri della letteratura algerina sviluppatasi durante e dopo le lotte per l’indipendenza nazionale, oltre a Terra e sangue – qui tradotto per la prima volta in italiano – è autore di Il figlio del povero (Mesogea 2008), Jours de Kabylie (1954), Les chemins qui montent (1957), Journal (1955-1962). Muore a El Biar, assassinato da un commando dell’Organisation del’armée secrète (Oas) il 15 marzo 1962.

la traduttrice

Caterina Pastura (1956) è redattrice editoriale, traduttrice dal francese e operatrice culturale specializzata in animazione e promozione del libro e della lettura. Per Mesogea ha tradotto opere di Jean Grenier, Mouloud Feraoun, Moncef Ghachem, Rabah Belamri, Jean Daniel ed Edmond Jabès; per Bompiani, I demoni di Albert Camus e, dello stesso autore, i testi inediti compresi in Estate e altri saggi solari.

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